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Carte blanche

Philippe-Alain Michaud – Centre Pompidou

Dal direttore del dipartimento di Cinema Sperimentale del museo parigino due séances di film dedicate all’opera di

Cécile Fontaine

CINEMA INTRASTEVERE – Sala 2, 27 maggio 21:30
entertaiment
Intervengono l’autrice e il curatore
CINEMA INTRASTEVERE – Sala 1, 28 maggio 16:00
Masterclass di Cécile Fontaine
Modera il curatore
CINEMA INTRASTEVERE – Sala 2, 28 maggio 18:30
cross worlds

histoires naturelles de la destruction

Dai primi anni Ottanta, Cécile Fontaine ha creato un corpus di opere unico utilizzando pellicole riciclate (filmini amatoriali, pubblicità, cinegiornali, frammenti di film di finzione, ecc.) che sottopone una sorta di distruzione controllata. La prima tecnica impiegata dalla regista è nata da un incidente che, secondo il principio della serendipità, ha trasformato in un protocollo: mentre scuciva una giunzione di nastro adesivo su una pellicola a colori, notò che lo strato superiore dell’emulsione tripack, quello magenta, si stava staccando dalla base; trasferendolo nuovamente sulla base con un offset, ottenne una duplicazione dell’immagine e distorsioni cromatiche. La regista ha gradualmente perfezionato questa tecnica “a secco”, praticando la “scheggiatura” o il distacco regolare, a cui ha aggiunto raschiature e aggiunte di inchiostro di china o acetati colorati. Contemporaneamente, Cécile Fontaine ha sviluppato una cosiddetta tecnica “a umido”, in cui l’emulsione veniva staccata con un coltello dopo che la pellicola era stata immersa per un lungo periodo in un bagno di detergente a base di ammoniaca, producendo alterazioni cromatiche e depigmentazione. Rivolgendo il mezzo contro l’immagine, la sostanza chimica contro il fotografico, Cécile Fontaine sostituisce un processo di distruzione al processo creativo e trasforma il materiale documentario in una proposta plastica appartenente alla poetica della vestigia o della rovina: sequenze decomposte, lacerate, sbiancate o sovracolorate e colonne sonore frammentate rivelano una visione della storia come storia di distruzione, quella di società ed ecosistemi di cui i film conservano le tracce riproducendole anziché descrivendole.

Philippe-Alain Michaud



entertaiment

La fissure
Francia / 1984 / 2’

Golf Entretien
Francia / 1984 / 3’

Home Movie
Francia / 1986 / 5’

Mai 1988
Francia / 1988 / 5’

Cruises
Francia / 1989 / 8’

Histoires parallèles
Francia / 1990 / 11’

La Pêche miraculeuse
Francia / 1994 / 10’


cross worlds

Safari Land
Francia / 1996 / 10’

Lion Light
Francia / 1996 / 2’

Silver rush
Francia / 1998 / 8’

Last lost Shot
Francia / 1999 / 7’

Spaced Oddities
Francia / 2004 / 6’

Cross Worlds
Francia / 2006 / 15’


Cécile Fontaine

Nata nel 1957 nel sud della Francia, è cresciuta in un “dipartimento” d’oltremare francese, Île de la Réunion, nell’Oceano Indiano; ha studiato arte sia in Francia (1975-1979) che a Boston (1980-1986), dove ha iniziato a realizzare film nel 1982 dopo aver frequentato un corso serale di cinema al Massachusetts College of Art e essersi poi iscritta a tempo pieno alla School of Museum of Fine Arts, specializzandosi in cinema. È tornata in Francia nel 1986 e da allora vive a Parigi, dove insegna arte a tempo pieno in una scuola elementare e realizza film.


Philippe-Alain Michaud

E’ curatore al Musée National d’Art Moderne – Centre Pompidou, responsabile del fondo dei film del museo. Insegna Storia e teoria del cinema all’Université de Genève. È autore di Aby Warburg et l’image en mouvement (Macula, 1998), Le peuple des images (Desclée de Brouwer, 2004), Sur le Film (Macula, 2016), Anime primitive. Figure di celluloide, di peluche e di carta  (Quodlibet, 2023). Ha scritto diversi articoli sulla relazione fra cinema e arti visive. È stato curatore di svariate mostre, fra cui Comme le rêve le dessin (Musée du Louvre/Centre Pompidou, 2004), Le mouvement des images (Centre Pompidou, 2006), Nuits électriques (Musée, de la photographie, Moscou et Laboral (Gijon, Spain) 2007, Tapis volants (Villa Medici, Rome et Les Abattoirs, Toulouse) 2010, Beat Generation (Centre Pompidou, 2016), L’œil extatique : Sergueï Eisenstein à la croisée des arts (Centre Pompidou-Metz, 2019), Le reste est ombre (Centre Pompidou, 2022).

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