Live Performance

Idea assurda per un filmaker

Sonorizzazione di Attila Favarelli, Enrico Malatesta, Nicola Ratti / Con la collaborazione di Archivio Gianfranco Brebbia


Una selezione di film d’artista tra i più astratti di Gianfranco Brebbia, la cui nuova sonorizzazione dal vivo è affidata a tre sound artist contemporanei – Attila Faravelli, Enrico Malatesta, Nicola Ratti.
Attraverso una continua stratificazione di impulsi sonori prodotti con strumenti acustici, elettrici ed elettronici, i tre sound artist generano un flusso sonoro fatto di movimenti, pause, intensità e timbri variabili e differenti, creando un ambiente acustico effimero e sempre cangiante in riferimento alla proiezione filmica. L’audience sarà immersa in campi sonori fatti di suoni sintetici, field recordings, suoni percussivi e drones che andranno a sostenere la visione senza necessariamente creare una soundtrack lineare, rigida o descrittiva rispetto ai film ma che sfruttano la materialità pellicolare del lavoro di Brebbia, ampliandone le potenzialità percettive, estetiche e poetiche. Faravelli, Malatesta e Ratti, attraverso il suono, conducono il pubblico in una modalità di ascolto che è percorso di scoperta e di svelamento della densità elettro-acustica della loro cifra artistica, rivolta qui alla ricerca di punti di contatto inediti e sorprendenti con il registro espressivo di Gianfranco Brebbia. 

Tutti i film proposti nel programma provengono dall’Archivio Brebbia e sono parte della collezione della Cineteca Italiana di Milano.
Le sinossi dei film provengono dal catalogo dell’Archivio Brebbia a cura di Giovanna Brebbia.

30 maggio
22:30
Alcazar Live



Bazar
1973 / 4′ 28”
Film graffiato con effetti sensitivi. Pellicola incisa, graffiata e colorata con inchiostro di china con la stessa tecnica del film Bet e dei film andati dispersi Stein 1-2 e 4. Nella parte finale compaiono fotogrammi dei film Crepacuore e Amarsi a Marghera di Sirio Luginbühl.



Idea assurda per un filmaker. Luna
1969 / 10’
Roccia di Pila. Allunaggio tv. Sovraincisioni su pellicola nella parte finale. Il film inizia con le riprese di rocce che fanno intuire quello che seguirà ovvero il tocco del piede dell’uomo sulla superficie lunare, un evento tanto atteso da Brebbia, un evento atteso dal mondo intero. Filtri colorati sull’obiettivo rendono irreali le immagini di alberi spogli. Il film continua con le riprese della diretta televisiva di quella lunga notte.



Idea assurda per un filmaker. Matilde
1969 / 5′
Protagonista è Matilde Ceriotti Giaccari. Sovrimpressione con filtri colorati come negli altri film con lo stesso titolo; ambientato in un prato, primi piani di Matilde e un filo spinato. 



Extremity II
1968 / 18′
Esperimenti filmici – incandescenza, filtrare il sole – riprendere, attraverso finestrella di un proiettore che funziona, solidi geometrici rotanti e riflettenti raggi colorati.



Bet
1973 / 5′
Film graffiato con effetti invisibili. La pellicola è stata incisa con fresa da odontotecnico e colorata a mano con inchiostro di china.



Parco Milano Cinefoto [Triennale 1969]
1968 / 10′
Film realizzato nell’ottobre 1968 in occasione della prima mostra di CineFoto Ottica all’Esposizione Internazionale di Triennale Milano. Fra gli apparecchi fotografici in mostra anche la collezione d’epoca della Cineteca di Milano. Il film è stato donato da Brebbia all’amico Walter Alberti, direttore della Cineteca milanese nel 1968.


Gianfranco Brebbia nasce a Varese nel 1923. Fin da giovanissimo si dedica alla fotografia e nel 1962 realizza il suo primo filmato con una cinepresa Bolex Paillard Reflex. Da quel momento la cinepresa diventa parte integrante della sua vita e Varese uno dei suoi soggetti preferiti: ne documenta il fermento artistico degli anni Sessanta e denuncia il boom edilizio che distrugge edifici d’epoca nel centro della città. Nel 1964 dichiara: «Filmavo da indipendente solo e contro tutti». Documenta con il film UFO l’happening UFO. Oggetti volanti, organizzato nel 1968 da Bruno Munari e Daniela Palazzoli a Monte Olimpino (Como), sede del laboratorio di cinema di ricerca di Bruno Munari e Marcello Piccardo. Nella seconda metà degli anni Sessanta entra nella Cooperativa di Cinema Indipendente di Roma, di cui fanno parte tra gli altri Massimo Bacigalupo, Gianfranco Baruchello, Alfredo Leonardi, Tonino De Bernardi, Guido Lombardi e, più tardi, anche Mario Schifano e Franco Angeli. Un incontro importante che alimenta ulteriormente il suo spirito di ricerca e di libertà espressiva, portandolo a realizzare oltre 140 film sperimentali, di cui nell’Archivio personale conservato dalla figlia Giovanna, sono stati ritrovati solo 45. Nel 1969 realizza Idea assurda per un filmaker: Luna. Il film consacra l’allunaggio dell’Apollo 11 del 21 luglio 1969 – evento che segna indelebilmente il XX secolo – secondo la prospettiva particolare del “gesto cinematografico” di Brebbia: tra sogno e realtà, tra narrazione ed osservazione e tra alchimia e magia. Quasi preveggendo il futuro, Brebbia dichiarerà: «In futuro la cinepresa sarà usata da tutti come una comune penna a sfera». Negli ultimi anni della sua vita, i primi anni settanta, si dedica all’arte figurativa, componendo quadri con tecnica a collage, tipica della Pop Art. Scompare nel 1974, all’età di cinquant’anni, lasciando un prezioso archivio cinematografico attualmente custodito presso la Cineteca Italiana di Milano e cartaceo e fotografico conservato all’Università degli Studi dell’Insubria.


Attila Faravelli è un sound artist e musicista elettro-acustico. Approccia il suono in termini di fenomeno materiale e relazionale. Con la sua pratica esplora le relazioni che intercorrono tra suono, spazio e corpo. È fondatore e curatore di Aural Tools, una serie di semplici oggetti sonori il cui scopo è documentare il lavoro di alcuni musicisti non attraverso la pubblicazione di dischi ma indagando modi e processi specifici tramite cui produrre suono.


Enrico Malatesta è un percussionista e ricercatore sonoro attivo nel campo della musica sperimentale, dell’intervento sonoro e della performance. Il suo lavoro indaga la vitalità dei materiali e la morfologia delle superfici, con un’attenzione particolare verso gli atti percussivi e le modalità di ascolto.


Nicola Ratti poliedrico musicista e sound designer, si muove tra il teatro e il cinema, passando per le arti performative, le opere radiofoniche e la sound art. Crea sistemi sonori che prendono forma dalla ripetizione e dalla dilatazione, con un focus specifico per la costruzione di ambienti in relazione agli spazi e alle architetture che abitiamo, mettendo in bilico gli orientamenti emotivi e percettivi a cui siamo abituati.

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