Live Performance

Acqua, porta via tutto

Cineconcerto di Teho Teardo
Chitarra baritona, electronics Teho Teardo
Violoncello, voceLaura Bisceglia e Flavia Massimo
Contrabbasso Igor Legari
Con la voce e le poesie di Gian Mario Villalta / Regia di Roland Sejko / In collaborazione con Pordenone Docs Fest, Cinemazero, Archivio Luce – Cinecittà per i 100 anni dell’Istituto Luce

28 maggio 22:30
Alcazar Live

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Dj set di Efee


L’acqua è la connessione indivisibile tra tutte le cose viventi, è un atto di relazione perpetua. Come il suono. È  l’acqua a portare via tutto in questo film che arriva da un passato distante ma ancora irrisolto perché condannato a ripetersi. La musica sta con chi vorrebbe cambiare il corso cose.

Che l’acqua sia un tema attuale è qualcosa che – per chi magari leggerà queste righe fra diversi anni – speriamo sia a breve un’urgenza superata, vista la connaturata realtà di elemento fondante l’esistenza del nostro pianeta. Se fino a un po’ di tempo fa le parole “acqua” ed “emergenza” si univano solo in occasioni in cui la natura dimostrava la sua costante e imperitura superiorità sull’essere umano, purtroppo per l’oggi sono diventate quotidiane, tanto da finire nell’agenda degli impegni internazionali per clima e risorse della maggior parte dei Paesi e degli organismi amministrativi del mondo. Senza peraltro che questo produca degli esiti immediati e tangibili, complici da una parte la difficoltà di poter uniformare – tema annoso – politiche ecologiche a contesti molto difformi sotto ogni aspetto, dall’altra l’educazione di matrice capitalista all’interesse individuale, che fa sì che i beni condivisi e sociali, necessari, siano spesso tutelati a parole da tutti, ma meno nei fatti, anche nel quotidiano di ognuno. L’idea quindi di produrre uno spettacolo dedicato a questo tema nasce da una necessità: portare il pubblico a ricordare – ribandendone bellezza e varietà – come l’acqua non possa essere considerata alla stregua di un qualsiasi bene di consumo, ma che richieda un rinnovato approccio di rispetto, comprensione, tutela, apprezzamento, che serva anche a riposizionare l’uomo nella sua contemporanea (e qui speriamo peritura, anche se lunga di secoli) ardente e direi incosciente volontà di godere di tutto, ignaro o strafottente di fronte alle conseguenze di questo agire, sfruttando – anche commercialmente – ogni forma di risorsa del nostro pianeta fino al suo inevitabile esaurimento. Attingere, e uso questo verbo non a caso, all’immenso bacino di immagini della storia dell’Archivio Storico Luce-Cinecittà (nel centenario dell’Istituto Luce, 1924-2024), è stato quindi un gesto naturale: sono loro nel nostro Paese ad aver documentato e a custodire un secolo intero di storia in immagini di chi siamo stati e siamo. I loro materiali intrisi di ieri, parlano all’oggi e al futuro: guardare l’acqua nelle innumerevoli forme documentate (spesso istituzionalmente, ma non solo) da centinaia e centinaia di operatori e registi, attraversare gli ultimi cento anni col “cinema d’acqua”, significa riflettere su quanta bellezza, forza, naturalità quasi immanente (più ricca, nell’ossimoro di questi termini), ci sia nell’elemento primigenio. Restituirla al pubblico, con la regia e le scelte date dalla sensibilità di Roland Sejko (la cui poetica artistica è da sempre legata a doppio filo con il riuso di materiali d’archivio cinematografici) e con il montaggio dell’esperto Luca Onorati, è stata una scelta altrettanto naturale. Da tempo conosciamo e apprezziamo il lavoro, unico per forme e modalità, sempre riconoscibile nel suo stile, di Teho Teardo sulla e con la musica per il cinema. A lui abbiamo immediatamente chiesto di cimentarsi con la composizione, arrangiamento ed esecuzione delle musiche dal vivo, riscontrando il suo entusiasmo e la sua profonda adesione valoriale al percorso. Del resto l’acqua sembra permeare o fare da cornice a molte delle sue opere: fattasi suono liquido, armonico e ritmato, appare sentita con nettezza ed evocata in sala in vari momenti delle sue colonne sonore o dei suoi concerti, come elemento che scorre, trascina, muove. Teho Teardo – cosa nota a pochi – da moltissimi anni registra in contesti di quasi assoluto silenzio “le voci dell’acqua”, di notte in riva a laghi o fiumi, immagazzinando e riflettendo, per ricerca personale, sulla sonorità quasi sparita di queste masse liquide, spesso non più ascoltabili nella loro forza “non inquinata” anche a livello sonoro. Il suo quartetto, con archi e contrabbasso, mescolato all’elettronica, restituisce ampiezza di spettro e articolata vita all’“elemento acqua”. Nella produzione del film e del cineconcerto, lavorando con Roland Sejko e Teho Teardo, abbiamo discusso a lungo su quale dimensione potesse arricchire ulteriormente un percorso così articolato su un elemento difficile da rappresentare (proprio perché mutevole e vasto) come l’acqua. La parola (in poesia o racconto, anche ampio) ha spesso tentato di descriverla, e nella sua limitatezza ha ammesso da una parte la necessità di continuare a raccontarla, di abbracciarla con varietà e significanza, dall’altra ha consegnato ai lettori articolate pagine di immagini e rimandi. Abbiamo quindi sentito l’esigenza di completare il lavoro, arricchendolo con dei versi, per loro natura sintetici ed evocativi, che potessero rendere ancora più denso e ricco il lavoro di immaginazione e riflessione da consegnare al pubblico. Gian Mario Villalta, uno dei più grandi poeti contemporanei, ha lavorato con generosità e partecipazione, mettendo al servizio del progetto con eccezionale prontezza e capacità di lettura del percorso, la sua capacità di cesellare sillabe, suoni, significati, partendo dalla visione delle immagini del film. Un percorso in poesia, intriso di immagini e musica, che unisce arti diverse, che speriamo non solo ammali lo spettatore, ma che possa parlare nel tempo con un messaggio chiaro: d’acqua siamo, e dobbiamo essere. 

Riccardo Costantini (Cinemazero, curatore Pordenone Docs Fest), 2024.


Nel centenario dell’Istituto Luce, con le immagini del suo straordinario archivio, un film e cinceconcerto che celebra l’acqua, la sua bellezza, la sua cruciale importanza per il mondo di oggi, in tutte le sue forme ed essenze: nutrimento, vita, madre, forza (anche distruttiva), fonte di lavoro, custode di “relitti e memorie”. Con un messaggio chiaro: l’acqua è una risorsa sempre più rara e “dimenticata”, un elemento fondante le nostre esistenze. L’acqua è la connessione indivisibile tra tutte le cose viventi, è un atto di relazione perpetua. Come il suono. È l’acqua a portare via tutto in questo film che arriva da un passato distante, ma ancora irrisolto perché condannato a ripetersi. La musica sta con chi vorrebbe cambiare il corso delle cose.

Teho Teardo, 2024.


La portatrice d’acqua, figura antica e moderna di tutte le culture, è la prima immagine affiorata per un racconto con l’acqua come protagonista. Il mondo sommerso del “mare centenario” dell’Archivio Luce funziona così, portando i relitti delle immagini in superficie, immaginandoli. E poi l’immaginazione diventa visibile tuffandosi tra migliaia di eventi di un secolo di filmati. Fiumi, ruscelli, fontane, piogge, alluvioni, barche, navi, naufragi. E onde di volti, di persone che cercano l’acqua, navigano, alzano gli occhi al cielo, subiscono la furia dell’acqua, e poi riprendono a vivere in altre immagini lambite dall’acqua e dalla storia. Ne emerge il riflesso di chi guarda.

Roland Sejko, 2024.


Chitarra baritona, electronics Teho Teardo
Violoncello, voce Laura Bisceglia e Flavia Massimo
Contrabbasso Igor Legari
Montaggio Luca Onorati

 Teho Teardo compositore, musicista, sound designer. Esploratore sonoro curioso e sempre attento agli stimoli che vengono da altre forme artistiche, si dedica all’attività concertistica e discografica pubblicando diversi album che indagano il rapporto tra musica elettronica e strumenti tradizionali.
Ennio Morricone, che nel 2009 consegnò a Teardo l’omonimo premio, ha dichiarato: Teho Teardo cerca ad ogni costo un’originalità attraverso l’ostinazione dei modelli, della ripetitività, dell’economia dei materiali e del minimalismo personale in una continua passacaglia. Penso che Teardo cerchi molto per trovare delle soluzioni che servano a lui e al film per il quale scrive la musica. L’esperienza mi dice che prima o poi chi cerca trova.


Laura Bisceglia inizia lo studio del pianoforte e del canto corale fin da bambina. Si diploma in canto lirico presso il Conservatorio “G.Tartini” di Trieste e si laurea in violoncello presso il Conservatorio “J.Tomadini” di Udine.
Dopo il debutto nella lirica inizia a sperimentare e comporre un proprio repertorio per violoncello e voce, collaborando con pittori, danzatori, artisti circensi, artisti visivi, compositori ed esibendosi in numerosi festival in Italia e all’estero.
Insegna violoncello presso l’Associazione “V. Ruffo” di Sacile e studia il canto Dhrupad dell’India.


Flavia Massimo  violoncellista contemporanea, sound artist e curatrice di eventi culturali, si è formata presso il Conservatorio “A. Casella” dell’Aquila, prima in violoncello classico e successivamente in Musica Elettronica. Con la label inglese Audiobulb ha pubblicato “Glitch”, il suo primo lavoro discografico in solo per violoncello ed elettronica. È direttore artistico di “Paesaggi Sonori”, festival di musica e paesaggio. È Editor e sound engineer per l’etichetta discografica di musica classica “Odradek Records”.


Igor Legari contrabbassista, compositore. Nato a Lecce, dal 2011 vive a Roma dove è attivo nella scena della musica jazz e dell’improvvisazione.


Gian Mario Villalta poeta e scrittore, è direttore artistico di Pordenonelegge. Vincitore di numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Viareggio poesia per Vanità della mente (2011). Le sue liriche sono tradotte in molte lingue straniere. Fra le ultime pubblicazioni: il libro di poesie Dove sono gli anni (Garzanti, 2022); il saggio La poesia, ancora? (Mimesis, 2022) e la raccolta di racconti Parlare al buio (Società Editrice Milanese, 2022). 


Roland Sejko  nato in Albania, lavora per Luce-Cinecittà, dove attualmente è direttore della redazione editoriale dell’Archivio Storico Luce. Autore di diversi documentari distinti in maggior parte dal riuso del cinema d’archivio, ha vinto il Premio David di Donatello con il suo documentario Anija/La nave (2013). Il suo ultimo film La macchina delle immagini di Alfredo C. è stato presentato in selezione ufficiale alla 78° Mostra di Venezia, Concorso Orizzonti Extra, e ha vinto il Nastro d’Argento come Miglior Docufilm. È curatore artistico e autore dei film di numerose mostre di Istituto Luce e di Cinecittà. È uno dei curatori del MIAC, il Museo Italiano del Cinema e dell’Audiovisivo a Cinecittà.

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