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Requiem
Jonas Mekas / USA / 2019 / 84’
Con il sostegno del programma Cultura Lituana in Italia 2025–2026 realizzato dall’Istituto di Cultura Lituano e dall’Ambasciata della Repubblica di Lituania nella Repubblica Italiana
In collaborazione con Zalib
CHIESA DI SANTA DOROTEA – 30 maggio, 19:30
Ispirato al Requiem di Giuseppe Verdi, Requiem di Jonas Mekas è un’opera che esplora il tema della morte e della memoria attraverso una lente poetica e intimista. Realizzato nel 2019 (poco prima della scomparsa del suo autore), il film combina immagini visive potenti e un montaggio che riflette il dolore e la perdita. Mekas, figura leggendaria del cinema d’avanguardia, utilizza il suo approccio sperimentale al cinema per creare una riflessione personale e universale sulla fine della vita, celebrando la memoria di chi è passato. Un tributo cinematografico che si inserisce nel più ampio contesto della sua ricerca artistica sulla transitorietà del tempo e dell’esistenza.
Presentazione del libro
Scrapbook degli anni ’60. Scritti 1954-2010 di Jonas Mekas tradotto da Tiziana Lo Porto e Giuseppe Lucchesini e introdotto da Pier Giovanni Adamo (Quodlibet, 2026).
ZALIB – 30 maggio, 16:30
con Sebastian Mekas, Pier Giovanni Adamo
Lo Scrapbook è la traccia fondamentale dell’impegno di Mekas, durato per tutto il Novecento e oltre, nei confronti di un’arte absolument moderne. Contaminando autobiografia per frammenti e critica della cultura, questa raccolta di scritti rappresenta la testimonianza più diretta delle sue posizioni e delle sue passioni, e si legge come una guida a quella stagione di armonica perversione e creatività febbrile che furono gli anni Sessanta a New York. Si incontrano nel libro, fatto per lo più di out-takes, i protagonisti del New American Cinema, come Stan Brakhage, Maya Deren, Ken Jacobs, Jack Smith, e i suoi precursori Joseph Cornell, Kenneth Anger e Jean Genet; gli artisti legati alla comunità di Fluxus, quali John Cage, Yōko Ono, Nam June Paik, Hermann Nitsch; fino ai migliori amici di Mekas, tra cui Andy Warhol e Allen Ginsberg. Tutte figure che tornano in questo “album di ritagli” collezionati dal 1954 al 2010, un quaderno allestito dallo stesso Mekas con testi editi e numerosi inediti: pagine diaristiche, recensioni teatrali, saggi, note sulla danza e appunti sulla fotografia, interventi militanti, conversazioni – tra cui spiccano le due con Susan Sontag (1969, 1994), e quella con Pasolini del ’67, quando Mekas girò l’Italia portando con sé la Avant-Garde Film Travelling Library.
Jonas Mekas
Jonas Mekas (Semeniškiai, 1922 – New York, 2019) non si considerava un filmmaker – «I do not make films. I just film» – anzi amava definirsi un «filmer», un “filmante”. Emigrato a Brooklyn dalla Lituania nel 1949 insieme al fratello Adolfas, Mekas ha creato, con i suoi diary films, un linguaggio radicato nella concretezza condivisa dalla vita e dal cinema, rivoluzionando l’esperienza del ricordare attraverso le immagini. I titoli dei suoi film ne sono la prova: Walden (1969), Lost, Lost, Lost (1976), He Stands in a Desert Counting the Seconds of His Life (1985), As I Was Moving Ahead Occasionally I Saw Brief Glimpses of Beauty (2000) e tutti gli altri. Fondatore della rivista «Film Culture», primo direttore della Film-Makers’ Cooperative, animatore degli Anthology Film Archives, Mekas è stato il pioniere lirico del cinema underground e il protettore ostinato dell’avanguardia statunitense. Dall’esordio in bianco e nero con Guns of the Trees (1961) fino al testamentario Requiem (2019), l’opera su pellicola e su video di Mekas ha coinvolto ogni momento e ogni aspetto della sua storia personale, compreso il lavoro di critico, senza mai distinguerla dal presente collettivo degli Stati Uniti. Al punto che l’FBI arrivò a sospettarlo di attività antiamericane per aver girato The Brig (1964), reportage dello spettacolo omonimo del Living Theatre ambientato in una prigione dei Marines.




